Senza Torino il rap italiano sarebbe molto meno underground

5 Nov. 2019
Dalla scena leggendaria degli anni Novanta fino ai OneMic, Torino ha sempre dettato la via del rap italiano restando all’ombra di Roma e Milano. Questa è la sua storia.

Questo articolo fa parte del progetto di Havana Club in collaborazione con Vice in occasione dell'Havana Tour In Da Club. Leggi l'articolo originale di Paolo Ferrari​ Italia su Vice.com. Puoi trovare tutti gli altri contenuti sul tour a questo link.

Il 28 novembre al Vogue Club di Torino si esibiranno Close Listen e Milangeles per Havana Tour In Da Club, il tour che sta unendo l'Italia a forza di beat e rime. Abbiamo pensato di presentarla raccontando la storia della scena rap della città.

A fine anni Ottanta, a Torino, i ragazzi che avevano intercettato la cultura hip hop attraverso le radio indipendenti, i racconti di chi tornava da viaggi fortunosi a New York o Londra e il frequente scambio di esperienze con Bologna e Milano presero a incontrarsi nel foyer del Teatro Regio.

Provenivano da Mirafiori, Nichelino, Barriera di Milano, Beinasco, Moncalieri: cattedrali abitative della città-fabbrica che si andava dissolvendo. Pochi soldi in tasca, certo insufficienti per lo shopping in quel salotto buono che è la piazza Castello su cui il Regio affaccia; ma tanta energia, fantasia e coesione capaci di trasformare quegli stucchevoli marmi in zona libera a partire dalla dance, disciplina affermatasi per prima in città.

A fine anni Ottanta, a Torino, i ragazzi che avevano intercettato la cultura hip hop presero a incontrarsi nel foyer del Teatro Regio.

Da lì sarebbe decollato il mito di Maurizietto The Nextone Cannavò: famiglia operaia, importanti esperienze già maturate con la Zulu Nation, un futuro nella Rock Steady Crew e un presente da globetrotter della diffusione del verbo. C’era anche lui nel giro della Devastatin’ Posse, che nel 1992 diede vita con “Telecommando” al primo EP in italiano del rap torinese.

Quello dello scambio tra città non era un aspetto secondario: basti ricordare che Neffa prima che rapper fu batterista nel gruppo hardcore punk subalpino Negazione come Jeff Pellino, che Dj Gruff incontrò l’hip-hop all’ombra della Mole e che tra chi faceva spesso visita alla crew del Regio c’era Soul Boy dei Radical Stuff. Cruciale la presenza in squadra di Gruff, punta di diamante di un’ala torinese di origine sarda che annoverava anche due degli esponenti più radicali di quel fermento, gli MC Josta e Pinzu, insieme come THC, e altri talenti ruspanti come Basic Bass e Dilandopa.

La copertina di Zona dei Lyricalz, cliccaci sopra per ascoltare Sab Sista

Altra figura chiave era quella di Carrie D, a ragione considerata pioniera a cavallo del 1990 di una scena hip-hop femminile italiana allora tutta da inventare e cui presto in città si sarebbe iscritta Sab Sista dopo il debutto con i Lyricalz. Sputava rime “Dal sottosuolo”, come da titolo di un suo brano, Rata. Suriak, altro MC di temperamento che tra il 1992 e il 1994 rappresentò l’hip-hop nell’esperienza per il resto reggae della Torino Posse, raccontava di recente al CSA Murazzi di come quello stesso centro sociale affacciato sul Po fosse divenuto presto sede invernale della più grande jam cittadina.

Una scelta lì per lì pragmatica, causata dal vento alpino che sibila sotto le volte del foyer tra novembre e marzo, ma divenuta ben presto strutturale, con i centri sociali eletti ad approdo naturale per l’hip-hop in virtù di agibilità degli spazi e contenuti spesso contigui. Ma anche club e promoter non stavano a guardare: Radio Flash era al passo con i tempi grazie a “Master Blaster”, il Big Club e lo Studio 2 videro scorrere sul palco colossi come Paris, Public Enemy, Run-DMC, Derrick B, Ice T, Dream Warriors. Al top c’è il raduno La Notte dei Marziani Italiani, che a marzo 1992 al Palasport schiera realtà strettamente hip hop come Carrie D e Sa Razza mescolate a gruppi reggae dialettali.

La copertina di Anima e Corpo degli A.T.P.C., clicca per ascoltare

Il magma era in continuo fermento. Non solo b-boy ma anche attivo in ambito strettamente musicale, Maurizietto fondò nel 1994 The Next Diffusion (album consigliato: Dritto Dal Cuore, 1995) con The Left Side e Maury B. Lo svezzamento era finito e la scena hip hop torinese imboccava le direzioni che ciascun protagonista e ciascuna crew riteneva più idonee alla propria attitudine. Il trio venne scelto da Afrika Bambaataa come esponente accreditato della Zulu Nation, Maury B s’immerse nella realtà imprescindibile di Nichelino, dove operavano sotto il nome The Gatekeepaz (EP Custodi del Segreto, 1998) personaggi ad alto altissimo tasso di credibilità come Psycho Killa e Mastafive, destinato in seguito ad affermarsi come solista; dall’entusiasmo di Rula e Sly nascevano gli A.T.P.C., acronimo di Alta Tensione Prodizioni Clandestine (Anima e corpo, 1998); un nuovo fuoriclasse dei giradischi, Dj Double S, aderiva con il nomade Dj Gruff alla cruciale esperienza di turntablism Alien Army (Orgasmi Meccanici, 1999), creata dal milanese Dj Skizo.

Torino non è un’isola: verso la fine degli anni Novanta anche in città e cintura l’aria stava cambiando, come nel resto d’Italia. La nascita di One Two One Two su Radio Deejay nel 1994, i boom degli Articolo 31 e di Frankie HI-NRG MC, torinese cresciuto tra la Sicilia e Roma, nonché le gite pop in direzione rap di Jovanotti portarono verso l’inevitabile scissione emotiva, tecnica e formale tra scena hip-hop osservante e galassia rap.

Torino non è un’isola: verso la fine degli anni Novanta anche in città e cintura l’aria stava cambiando.

Delle quattro discipline fondanti, quest’ultima è evidentemente la più dotata in materia di chance per la trasformazione in business. Non è un caso esclusivamente italiano, al contrario: sono dinamiche provenienti dalla culla prima di questa cultura, gli Stati Uniti, e destinate a diffondersi nel resto del mondo.

Torino replicò con una radiofonia più radicale, attestata sulle frequenze dell’autogestita Radio Black Out, con le serate nei centri sociali e sotto le più ampie volte della Lega Dei Furiosi, con i mixtape di Dj Double S e di Walterix, che con Taglierino formava il duo Dynamite Soul Men, con le produzioni e la serata Vibe Session di Dj Fede, con l’orgoglio operaio di Principe (R-Esistenza, 2008), che spacca al microfono senza mollare la catena di montaggio alle fonderie Teksid della FIAT.

La copertina di Solo di Notte di Rawl MC, clicca per ascoltare

Era un pulviscolo di esperienze resistenti che intrecciava i propri destini con coloro che nel frattempo trovano spazio e visibilità anche fuori dal circuito. Oltre alla scena cambiava anche la società intorno, come certificò il piccolo cortocircuito che andò in onda nel 1997, quando debuttò con Solo di Notte Rawl MC, primo microfono torinese di sangue al 50% africano, mentre la bella colonna sonora del film Torino Boys dei Manetti Bros, storia di tre ragazzi nigeriani residenti in città e in trasferta a Roma, venne curata da Neffa—ma conteneva tracce di sole tre realtà locali: Lyricalz con Sab Sista, Dj Double S e Africa Unite, storica reggae band di Pinerolo.

All’avvicinarsi del nuovo millennio, il suono di Torino è per il resto d’Italia riconducibile al botto del Microchip Emozionale dei Subsonica e la città incassa la notizia dell’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 2006. Cose che accadono nel 1999, quando tre giovanissimi con base ad Alpignano, Bassa Valsusa che salirà alla ribalta delle cronache 10 anni dopo per la lotta No TAV, creano una squadretta lucida e combattiva. Il nome sarebbe One Microphone, ma suona meglio abbreviato in OneMic. Loro sono Ensi, suo fratello Raige e Rayden, tre MC molto differenti l’un dall’altro ma perfettamente assortiti e affiatati, come del resto sottintende il messaggio di unità esplicito nel nome della crew.

La copertina di Sotto la cintura di Onemic, clicca per ascoltare

l loro lavoro è serio, comprensibile da tutti ma rispettoso della cultura hip hop originale. Ensi, in particolare, si afferma come uno dei fari del freestyle a livello nazionale. Il gruppo lavora per anni prima di arrivare al debutto sulla lunga distanza con Sotto la Cintura, pubblicato soltanto nel 2005, e lascia spazio alle sortite soliste di ciascun componente. Proprio Ensi, all’anagrafe Jari Ivan Vella, è il più credibile anello di congiunzione tra la vecchia scuola del Regio, che iniziò a frequentare, e le generazioni successive.

Abilissimo nel freestyle, con i rivali in arrivo da mezza Italia per sfidarlo in città, l’oggi trentaquattrenne MC ha il merito di aver sempre avuto ben chiara la differenza tra il rap come tecnica e l’hip hop come cultura cui rivendica di appartenere in un album manifesto come Rock Steady, del 2014. Epiche le sfide al Pink Village di Vinovo con il concittadino Kiffa e con Mondo Marcio. Da lontano arriva anche Shade, emerso a metà dello scorso decennio dalle selezioni di Tecniche Perfette ma approdato solo nel 2015 al formato album con Mirabilansia. Nel freestyle è cresciuto inoltre Fred De Palma, classe 1989, oggi affermato nel mondo latino (F.D.P., 2012).

Ensi è il più credibile anello di congiunzione tra la vecchia scuola del Regio, che iniziò a frequentare, e le generazioni successive.

Del tutto differente l’approccio di Willie Peyote (Educazione Sabauda, 2015), le cui radici punk rock sono ancora palpabili negli arrangiamenti e nella presenza scenica. Il suo stile si può ricondurre al cosiddetto cantautorap e ha il merito di rendere universali pregi, difetti, poetica e tic di Torino—città che ha visto protagonisti della propria vicenda hip-hop giovani quasi al 100% figli e nipoti di famiglie migrate dal Sud Italia e dalle isole.

Portavoce delle migrazioni dal Sud del Mondo è oggi Muso, MC di origine guineana che nel popolare quartiere di Barriera di Milano si impegna anche come operatore sociale. Il viaggio di Torino verso il nuovo decennio si affronta in ordine sparso, con i punti di riferimento atomizzati tra piccoli ritrovi della zona universitaria di Vanchiglia, eletta a nuova movida dopo l’epopea dei Murazzi e il boom di San Salvario, Centri per il Protagonismo Giovanile del Comune, discoteche i cui alle serate trap si prenotano tavoli vip con bottiglia di champagne, centri sociali mai domi come l’Askatasuna e club come Hiroshima Mon Amour, Astoria, Off Topic, Pick Up, Spazio 211, punti d’approdo per le tournée nazionali.

La copertina di Educazione Sabauda di Willie Peyote, clicca per ascoltare

Tra i nomi saliti di recente alla ribalta ci sono Beba, nel 2019 unica italiana selezionata da Vevo DSCVR Global, e Chadia Rodriguez, ispano-marocchina cresciuta in città e poi approdata a Milano alla corte di Jake La Furia e Fish: tra loro tira aria di rivalità. Boro Boro ha conquistato audience per il video in cui affronta in tackle a suon di rime il calciatore Moise Kean, un salto a X Factor e un altro su TikTok. Cha Cha, autore della potente “Torino”, è spinto da una madrina pluridecorata come Paola Zukar, mentre l’appena sedicenne No Hope è un liceale fresco di debutto con “Monolocale”. Di Volpiano, vicino a Torino, è Greg Willen, beatmaker di punta della scena SoundCloud italiana e fautore del sound degli eroi lucani della trap più greve FSK Satellite.

Da questo viaggio spazio temporale emerge una Torino che ha avuto un ruolo determinante nella penetrazione della cultura hip-hop in Italia e nel suo declinarsi alla nostra lingua e ai temi della società in cui si è immersa. Tuttavia ha raramente espresso a livello di popolarità, intesa come emersione dal sottosuolo e dal circuito indipendente al cosiddetto mainstream, personaggi da copertina. Una vocazione underground che se, da una parte, ha penalizzato alcuni protagonisti del movimento cittadino sotto il profilo della possibilità di vivere di musica, dall’altra ha contribuito a creare l’aura di culto che circonda la scena “originale” torinese.