Senza i live e i dj set il rap italiano non esisterebbe

10 Dec. 2019
In un'epoca in cui la cultura hip-hop sta diventando sempre meno "locale" e più "virtuale" creare e raccontare scene e luoghi è sempre più importante, come ha dimostrato Havana Club.

Questo articolo fa parte del progetto di Havana Club in collaborazione con Vice in occasione dell'Havana Tour In Da Club. Leggi l'articolo originale di Redazione Vice Italia su Vice.com. Puoi trovare tutti gli altri contenuti sul tour a questo link.

Nel suo capolavoro Come funziona la musica, David Byrne dei Talking Heads passa diverse pagine a spiegare come e perché, secondo lui, è il contesto in cui la musica viene creata il motivo per cui questa prende una direzione o un'altra. Per esempio, la musica classica è diventata sempre meno casinara e sempre più sussurrata e dettagliata perché a un certo punto abbiamo deciso che nei teatri bisognava stare zitti e seduti. Non si poteva mica più gridare, chiedere i bis, fare casino.

Mi viene quindi da seguire le indicazioni di Reynolds quando penso a come il rap si è incastrato negli spazi del mondo intero, a partire dalle periferie delle metropoli degli Stati Uniti ormai più di trent'anni fa. Lasciamo un attimo da parte il contenuto dei testi: pensiamo che all'inizio i rapper si esibivano alle jam, raduni spontanei dove si allenavano le quattro discipline dell'hip-hop—e lo facevano per strada, dove dovevano farsi sentire all'interno di un cerchio di persone. Per tenere alta l'attenzione dei presenti dovevano sparlarla grossa, dire cose intelligenti, interessare, intrattenere.

Ava si esibisce alla serata di Bari dell'Havana Tour In Da Club

Oggi, invece, siamo arrivati a un punto in cui paradossalmente ai rapper non viene più necessariamente chiesto di essere bravi a rappare. O almeno, a farlo dal vivo. Può bastare lo stile, il carisma, la capacità di crearsi un pubblico su Instagram e farlo crescere in modo organico. A volte una traccia che esce dalle casse è abbastanza, non serve neanche prendere in mano il microfono. E questo è successo perché è cambiato il contesto—il rap lo si ascolta da soli. Nelle cuffie, in streaming, dalle casse dello smartphone.

Ecco—dopo mesi passati in giro per l'Italia grazie ad Havana Tour In Da Club, la serie di eventi che ha portato in qua e in là una selezione di artisti che il rap italiano lo stanno sostenendo sulle loro spalle, mi viene da pensare a quanto valore abbia andare nei posti, insieme, a fare le cose. A creare momenti di ascolto collettivo e fisico in luoghi reali, sparsi per una nazione fatta di contesti radicalmente diversi gli uni dagli altri come l'Italia.

Sgamo si esibisce alla serata di Firenze dell'Havana Tour In Da Club

C'era questa serie un tempo, su Noisey, che si chiamava Giro d'Italia. Chiedevamo alle persone di parlare della scena musicale della loro città, e così costruivamo una mappa degli spazi e delle correnti che costruivano la cultura di questo paese. Insieme ad Havana Tour In Da Club abbiamo fatto la stessa cosa, ma l'abbiamo applicata alla cultura musicale che più definisce la nostra era. Abbiamo esplorato e scoperto i contesti che rendono la nostra scena così piena di spunti narrativi.

Solo a Napoli, una città dall'identità così forte e così legata ai fatti di cronaca che accompagnano i suo quotidiano, poteva nascere la "poesia cruda" de La Famiglia, dei 99 Posse, di Luchè e Ntò e cioè dei Co'Sang—generatori di tutta la scena nata nei decenni a venire fino ad arrivare al loro ultimo "figlio", Geolier, enfant prodige di Secondigliano scoperto proprio da Luchè, che abbiamo intervistato alla sua data di Catania per Havana Tour In Da Club. E solo in una città così politica come Bologna poteva nascere il rap delle posse, potevano venire fondati spazi di comunione e creazione come Isola Nel Kantiere e Zona Dopa. Solo lì poteva nascere la scintilla del rap italiano.

Il pubblico della serata dell'Havana Tour In Da Club a Pescara

E ancora, solo in una città post-industriale che si scontra ogni giorno con la sua natura poteva nascere un rap multiculturale e in continua evoluzione come quello torinese. Solo in una città segnata dalla cultura statunitense come Vicenza poteva nascere una scena così al passo coi tempi, capace di unire tradizione e innovazione. Solo in una città di pura provincia come Pescara poteva crearsi un mito come quello di Lou X, faro ormai spento di una scena locale brutalmente underground che ha un disperato bisogno di serate in cui poter ascoltare, ballare, vivere il rap: “Nonostante fossimo in un piccolo paese di provincia, vedere il locale pieno con un'iniziativa come quella di Havana, che di solito si muove nelle metropoli, mi ha davvero colpito”, ci ha detto una leggenda come Dj Uncino proprio a quella data.

Che poi è questo, il punto: se le metropoli rischiano di fagocitare le scene periferiche, allora bisogna fare uscire i loro prodotti culturali dalle zone che li hanno generati. È il caso di Drone126, beatmaker e producer di quella realtà romana sfaccettata e rivoluzionaria che è la Love Gang, gruppo di amici capace di fare di tutto—dalla trap spietata di Ketama126 al cantautorato moderno di Franco126, dall'onestà di strada di Ugo Borghetti e Asp126 alle canzoni d'amore disperato di Pretty Solero. Ecco, proprio Drone, insieme all'amico Close Listen e al DJ barese trapiantato a Milano Sgamo, è stato il mezzo attraverso cui lo spirito della metropoli si è diffusa.

Close Listen si esibisce alla serata di Portofino dell'Havana Tour In Da Club

I loro dj set per Havana Tour In Da Club sono arrivati ovunque in Italia, anche in zone poco battute dalla scena rap, e proprio per questo hanno toccato il cuore dei ragazzi di Portofinodi Firenzedi Bolzano (dove si è esibito anche un fuoriclasse come Night Skinny, autore di uno dei capolavori del rap italiano del 2019). Ed è stato, ancora, anche e soprattutto il contesto ad accendere le serate—"Alla fine però l’hip-hop lo ascoltiamo tutti. Non so perché nessuno organizzi serate così”, ci ha detto uno dei ragazzi presenti a Bolzano.

Le metropoli, quindi, servono tanto come diffusori quanto come aggregatori—lo dimostra il caso di Roma, dove per Havana Tour In Da Club l'eroe locale Ketama126 ha fatto un concerto epico e sudatissimo. E poi si è ripetuto nell'altro centro nevralgico del rap italiano, Milano, insieme a tutti i suoi amici della Love Gang per una serata unica, un raro momento in cui un gruppo di amici riesce a salire insieme sul palco nello stesso momento per una celebrazione della loro arte. Una serata che abbiamo raccontato in un lungo video, a testimoniare il legame che li unisce ed esalta il loro pubblico.

Ketama126 si esibisce alla serata di Roma dell'Havana Tour In Da Club

Ci affacciamo a un nuovo decennio che si annuncia ancora più legato a un ascolto frammentario del rap. Gli artisti possono esplodere dal nulla con una traccia azzeccata e poi sparire altrettanto alla svelta. La linea tra "nuova promessa" e "meme" è molto sottile, e sembra diventare sempre più sottile. Il contesto si sta facendo sempre più virtuale, legato ad algoritmi che decidono che cosa dobbiamo ascoltare e che cosa no.

È per questo che non dobbiamo smettere di riempire i locali e le serate, come quelli che abbiamo visitato in questi mesi in giro per l'Italia grazie all'impegno di Havana Club. Dobbiamo continuare a incontrarci, abbracciarci, ballare, sudare, parlare. Creare insieme una scena fisica, tenerla in vita, raccontare la sua storia passata e creare quella presente.

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