Ma c'è una scena rap a Bolzano?

9 Nov. 2019
Siamo andati a un DJ set di Night Skinny in mezzo alle Alpi per Havana Tour In Da club per capire se la trap italiana sa anche parlare tedesco.

Questo articolo fa parte del progetto di Havana Club in collaborazione con Vice in occasione dell'Havana Tour In Da Club. Leggi l'articolo originale di Martina Lodi su Vice.com. Puoi trovare tutti gli altri contenuti sul tour a questo link.

Quando si parla di rap citiamo sempre le stesse città. Per prime vengono sempre Milano e Roma, poli fagocitanti, poi centri storici della scena come Bologna, Torino e Napoli, e poi quasi il nulla. Quindi, quando mi hanno chiesto di andare a un DJ set di Night Skinny a Bolzano ho detto subito "bè, sì". Perché Bolzano è isolata, incastonata tra le Alpi, quasi al confine con l'Austria. Perché Bolzano è lontana. Perché volevo provare a capire com'è la trap lontano dai centri dove si fa la trap.

Ed è così che mi trovo al Life Club per la quinta data del tour rap organizzato da Havana Club. Da quando ha pubblicato MattoniSkinny ha cominciato a portare in giro per l'Italia un DJ set pieno di hit, sue e di artisti che gli piacciono—e anche al pubblico, dato che a mezzanotte il Life Club si riempie in fretta. Inizio però a sentirmi un po’ a disagio: ho 21 anni, ma non sono abituata a non essere la più giovane nella stanza e a sentirmi vestita come mia nonna.

Sgamo e Night Skinny live a Bolzano

Le luci blu e rosa scuro, coi lampadari di cristallo ed enormi cuori decorativi di cartone appesi al soffitto, ricordano i bar karaoke in via Paolo Sarpi a Milano. Intanto il dj resident del locale passa vecchi pezzi hip-hop che, al pari dei ragazzi che mi circondano, conosco molto bene. Una ragazza mi chiede una sigaretta e colgo l’occasione per attaccare bottone.

Si chiama Laura. Le chiedo cosa ci fa qui, se conosce la musica che stiamo ascoltando. Per tutta risposta mi guarda, giustamente, perplessa: "Sono qui coi miei amici, è venerdì sera", dice, "ascolto un po’ tutto di trap italiana, ma non c’è un artista che preferisco”. Anche il ragazzo che è con lei dice di ascoltare moltissimo hip-hop, nonostante in città le serate come quella di stasera siano pochissime. "Di solito nei locali mettono reggaeton e roba house. Alla fine però l’hip-hop lo ascoltiamo tutti. Non so perché nessuno organizzi serate così”.

"Alla fine però l’hip-hop lo ascoltiamo tutti. Non so perché nessuno organizzi serate così”.

Altre ragazze e ragazzi nel corso della serata mi ripetono più o meno le stesse cose, confermandomi quello che ormai diciamo da un po’, ossia che la trap è il nuovo pop. Tutti qui conoscono a memoria i pezzi passati in apertura e poi da Night Skinny e da Sgamo, che si esibisce dopo di lui e chiude la serata: dai pezzi-manata come “7 Miliardi” di Massimo Pericolo—durante la quale un ragazzo si butta dalle casse facendo crowdsurfing—a pezzi già storici (oddio, è passato già così tanto tempo?) della nuova scuola come “Cavallini” della Dark Polo Gang e Sfera Ebbasta.

Pochi però conoscono davvero il rap italiano: non sanno chi siano i Club Dogo, per esempio, e sono abbastanza sicura che almeno un paio delle persone con cui parlo non abbiano nemmeno idea di chi sia Night Skinny o cosa faccia di mestiere, nonostante poi li veda cantare i pezzi di Mattoni a squarciagola.

Il pubblico di Night Skinny a Bolzano

A Bolzano, mi dicono, una scena hip-hop a dire il vero esiste, ma è una realtà underground che ha pochissimo a che fare con quello che siamo abituati a vedere nel mainstream. Il distacco esiste sia per quanto riguarda i numeri macinati (il primo risultato per la ricerca Google “rap + Bolzano” è il video di una posse track di rapper di zona, e ha diecimila visualizzazioni) che per l’estetica e per lo stile, decisamente indebitato agli anni Novanta.

Nessuna delle persone con cui parlo riesce a dirmi le cose che nel mio modo nerd di approcciare la vita vorrei sentire, e cioè nomi, numeri, etichette e quant’altro, ma tutti mi dicono che l’underground è vivo e vegeto. E forse non lo vedo perché, appunto, è ancora vero underground.

Tutti qui ascoltano rap e trap semplicemente perché è la musica che fanno i loro coetanei e che parla di cose che sono universali e che loro conoscono. Non mi riferisco alle D R O G H Ema ai pomeriggi molli di noia e agli amici, a quando una persona ti piace e non ti fila oppure ti molla, alla rabbia e alla paura del futuro e a tutto quello che passa dentro quando sei giovane.

Insomma, niente di diverso da quando pochi anni fa io avevo l’età in cui è socialmente accettato passare delle serate a spendere tutti i soldi che hai in drink e a limonare con perfetti sconosciuti, nelle discoteche che frequentavo passavano i Black Eyed Peas e i remix brutti dei primi pezzi di Justin Bieber, e tutti li sapevamo a memoria.

Credo che ben pochi di noi, però, fossero anche solo vagamente interessati alle origini (storiche, sociali, musicali) della roba che stavamo ascoltando. Ci serviva, di base, un sottofondo per stare con gli amici e prenderci le prime sbronze. I rapper sono popstar e modelli aspirazionali perché sono la coolness a cui tutti i sedicenni aspirano, e sono contemporaneamente umani e comprensibili: questa è la conclusione a cui arrivo quando uno dei ragazzi con cui parlo mi chiede di fargli una foto con lo sticker di Ernia che ha appiccicato alla cover del cellulare.

I giornalisti in televisione si chiedono con cadenza mensile e toni sensazionalistici perché i giovani ascoltano la trap, e molte delle persone che stimo e si occupano di musica hanno dato un sacco di buone interpretazioni socio-culturali al “fenomeno trap”. Forse però il senso primario della musica, e della musica pop in particolar modo, è lo stesso da millenni, quando ancora chi diceva delle parole in rima su una base non si chiamava rapper ma rapsodo. Prendere tante persone diverse e metterle insieme attorno a un fuoco, e dare loro una base comune su cui stringersi e in cui riconoscersi.

Veerdì sera vedendo una folla gigante di ragazzi che cantavano insieme, madidi di sudore mi sono ricordata che il modo migliore di ascoltare la musica è divertendosi, senza pensare a nient'altro. La risposta che darei ai giornalisti che si chiedono "Perché i giovani ascoltano la trap?" è esattamente quella che ho ricevuto dalle persone con cui ho parlato venerdì sera, e cioè:"Boh, è la musica che ascoltano tutti". E, aggiungerei, soprattutto, va bene così ed è un sollievo che sia così.

Martina è su Instagram.
Tutte le foto della serata le trovi sulla pagina Facebook Havana Club