Il rap di Vicenza è il più americano d'Italia

10 Nov. 2019
Nel 1955 gli americani decisero di costruire una base militare a Vicenza—e così, senza volerlo, cinquant’anni dopo abbiamo Nitro, Mambolosco, la Madame e un underground pieno di talenti.

Questo articolo fa parte del progetto di Havana Club in collaborazione con Vice in occasione dell'Havana Tour In Da Club. Leggi l'articolo originale di Riccardo Primavera su Vice.com. Puoi trovare tutti gli altri contenuti sul tour a questo link.

Riavvolgere il nastro del tempo fino al 1955 non è affatto facile, ma è proprio fino ad allora che bisogna risalire per trovare la prima traccia della presenza militare statunitense nel vicentino. Fu la caserma Ederle ad ospitare le truppe americane di ritorno dall’Austria, che alla fine del secondo conflitto mondiale era stata ripartita e occupata da Francia, Regno Unito, Unione Sovietica e—per l’appunto—Stati Uniti.

49 anni dopo, nel 2004, l'esercito americano annunciò l’intenzione di estendere la propria presenza in Veneto, per reincorporare truppe allora di stanza in Germania. Sono anni turbolenti quelli intercorsi tra l’annuncio e l'inaugurazione della nuova struttura, la caserma Del Din: non mancarono infatti polemiche e opposizioni, di natura sia politica che ambientale—inutili, perché Vicenza è diventata oggi la casa delle truppe di terra dell’Africom, iniziativa istituita dall’allora presidente Bush per gestire le operazione militari statunitensi in territorio africano.

Vicenza è un centro poco raccontato della scena rap italiana, ma proprio in virtù di una massiccia presenza americana ne è un punto di ritrovo fin dagli anni 90.

Flash forward ad oggi: perché tutto questo parlare di presenza americana a Vicenza? La risposta è da cercare in tutto ciò che la contaminazione con la cultura d'oltreoceano ha creato nella scena rap locale. Il capoluogo veneto è un centro poco raccontato della scena rap italiana, ma proprio in virtù di una massiccia presenza americana ne è un punto di ritrovo fin dagli anni 90.

Il lascito di questa contaminazione, più che positiva dal punto di vista della musica, porta due nomi: il primo è quello della Sugo Gang, cioè MamboloscoNashley e il produttore Nardi. Oltre a loro troviamo un'altro collettivo radicato nella città, con uno stile di matrice più classica: la Gold Leaves Academy, etichetta fondata da Dj MS, che da anni accompagna Nitro—nato proprio a Vicenza—sui palchi di tutt'Italia. E sempre da qua viene la Madame, "la promessa dell'anno" che, volente o nolente, sta segnando un passaggio fondamentale nell'eliminare l'idea di "rapper femminile".
DJ MS, FOTOGRAFIA DI ROBERTO GRAZIANO MORO

DJ MS, fotografia di Roberto Grazino Moro

Su Nitro e la Madame si è già detto molto—e quindi in questa sede ho voluto concentrarmi su altri ragazzi nati e cresciuti qua. Perché insieme a Ms ci sono Lethal V, un veterano del freestyle, e tanti giovani talentuosi, ognuno con il proprio stile distintivo e le proprie peculiarità. Ulysses Tales, liricista con un passato tra le fila del rock e del punk. Il giovane producer CRVEL, schivo sui social ma incredibilmente eloquente con la musica, in grado di spostarsi abilmente da beat trap a strumentali che farebbero brillare gli occhi a Giorgio Moroder. Rayan Intifaya, due fratelli di origine palestinese, alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra barre incisive e linee melodiche ipnotiche, come in “Haram”. Oltre a loro, tante giovani che, sotto la guida di Ms, stanno cercando di costruire il proprio stile e la propria identità.

Trascorro la mia giornata in città con entrambe le facce della medaglia musicale vicentina, per farmi un'idea di cosa significhi essere cresciuti in provincia quando il rap era per pochi, e di cosa invece significhi trovarsi in provincia quando si ha avuto successo con un filone di rap che ha spopolato in tutta la nazione.

"Capitava di beccare milanesi che partivano alle 22.00 per essere a Vicenza a mezzanotte e ballare per due ore"
Dj Ms

“Vicenza è la città che mi ha insegnato tutto, grazie anche a personalità storiche che mi hanno aiutato nel mio percorso. Vedi il mio primo collettivo, Sweet Poison—s/o Tokyo San, Zethone, Virus & Dj Loner—o persone che già nei primi anni 90 erano dei kings in questa roba come Blohw, Il Liscio e Mauree. Insomma, persone che sono cresciute al Palladium e con il Palladium” mi racconta Dj MS, citando qello che ai tempi, dice, era un tempio dell'hip-hop in Italia.

Ormai chiuso, il Palladium era una discoteca che fungeva da punto di ritrovo per tutta la club life della scena hip-hop vicentina e non. “Oltre ad incrociare spessissimo altri veneti come Mistaman o Dj Shocca, capitava di beccare milanesi che partivano alle 22.00 per essere lì a mezzanotte e ballare per due ore”: MS mi dice di non aver vissuto in prima persona gli anni d’oro del locale, ma di aver ricevuto queste testimonianze tanto da vicentini quanto da artisti di culto provenienti da fuori, come la rapper milanese Vaitea e Dj Enzo.

Cisco al Palladium, clicca per ascoltare

“Sono stati tantissimi i rapper americani passati, spesso e volentieri facevano qui la loro prima data italiana in assoluto” aggiunge, “le serate finivano sempre nei parcheggi, a fare freestyle e casino fino a tarda notte”. Mi parla di Dj Ciso, organizzatore di queste serate, venuto a mancare un po’ di anni fa; mi confessa che “dico sempre che i miei due unici rimpianti nel mondo del rap sono stati non conoscere Ciso e non vedere Guru dal vivo: questo la dice lunga su quanto lui sia stato importante per me e per la città”.

Il Palladium aveva infatti un approccio diverso rispetto agli altri spazi—perlopiù centri sociali—che ai tempi permettevano la diffusione dell'hip-hop in Italia: a Vicenza gli americani avevano importato la mentalità da club e quindi si ballava. Non c’era solo una pioggia di barre per sfogare la rabbia. L’ambiente creato da Dj Ciso affiancava invece gli M.O.P e Method Man a Nelly, e a ciò aggiungeva concerti con ospiti di caratura assoluta: tra i tanti, Rakim, KRS-One, Ice-T, Raekwon, la Sugarhill Gang, Dj Premier, Tony Touch, Grandmaster Flash, tutti a cavallo tra i ‘90 e i primissimi 2000.

A Vicenza gli americani avevano importato la mentalità da club e quindi si ballava. Non c’era solo una pioggia di barre per sfogare la rabbia.

Un dettaglio per rendere la portata del lavoro di Dj Ciso sulla scena rap italiana: se siete tra i possessori di una prima stampa di Turbe Giovanili di Fabri Fibra, l’ultima riga del booklet recita “In memoria di Dj Ciso”. Non penso serva aggiungere altro. Dj MS continua e mi dice, non senza un filo di emozione, che Vicenza gli ha dato davvero tanto anche a livello umano, e che l'idea alla base di Gold Leaves Academy è proprio quella di dar vita ad una struttura che possa restituire qualcosa alla città e ai suoi giovani talenti.

Tra questi c'è Rayan, di base a Padova ma a tutti gli effetti parte integrante della scena vicentina. Nonostante sia nato nel 1998, ha già le idee chiare: nella sua produzione è forte l’influsso delle sonorità più attuali, ma si sente l’apporto della scuola del rap più classico, quella per cui saper rappare e avere qualcosa da dire non erano opzioni. Nella sua musica Rayan, con il fratello Intifaya, esplora le proprie origini, il rapporto con la sua terra natale, le difficoltà e il fascino dell’essere figlio di due mondi all’apparenza lontanissimi, che però nella sua produzione sembrano conciliarsi in maniera naturale.

Rayan, fotografia di Roberto Grazino Moro

Quando gli chiedo di raccontarmi il suo legame con la scena della zona, mi dice che "A partire dai primi eventi in cui andavo, da quando ero un ragazzino di 14 anni gasato con sta roba ed avevo appena iniziato a far musica, figure come Ms erano spesso presenti e pronte a supportarmi.”. Rayan parla di MS un po' come un fratello maggiore, un po' come un secondo padre—una descrizione che si ritrova anche nelle parole degli altri giovani talenti del roster GLA, chiaro segno della genuinità del suo impegno e del fatto che, in un certo senso, abbia raccolto il testimone di Dj Ciso.

Al suo fianco c'è un altro OG della scena vicentina, Lethal V, che ha mosso i primi passi quasi nello stesso periodo di Nitro, allora sedicenne. Oggi ha alle spalle traguardi importanti nel freestyle, tra cui il titolo del Tecniche Perfette nel 2014. Ha lavorato con leggende come Apollo Brown e Guilty Simpson, ha calcato palchi in tutta Italia, ma agli inizi ha dovuto sgomitare parecchio.

"Fino ad una decina d’anni fa a Vicenza il clima era più teso. Non c’era l’unione e la condivisione che ci sono ora"
Lethal V

Mi spiega di aver iniziato proprio con una battle organizzata dallo stesso MS, e di aver fatto strada nel mondo del freestyle in maniera dirompente. “MS si è avvicinato subito a me e dal giorno zero segue la mia roba” mi dice, “vivere la scena di Vicenza mi ha permesso di conoscere figure poi diventate fondamentali nella mia vita”. Da freestyler, anche lui ha un legame fortissimo con il Palladium: "Io non c’ero ancora, ma sapere che la leggendaria battle tra Fabri Fibra e Kiffa si era svolta lì, mi aveva fatto subito capire quanto quel locale abbia fatto la storia di questo movimento in Italia."

Lethal non nasconde, però, come le cose non fossero così idilliache in passato: "Fino ad una decina d’anni fa il clima era più teso. Non c’era l’unione e la condivisione che ci sono ora, si tendeva a essere più freddi, a stare sulle proprie. Eravamo ancora considerati degli emarginati, a differenza di ciò che succede oggi. Sicuramente l’apporto di Ms e della GLA è stato importante in questo senso”. Visto che siamo nei pressi dello stadio del grande Lanerossi Vicenza, Lethal riassume i suoi concetti con una semplice metafora: "Per usare un parallelismo con il calcio, ciò che rende diversa Vicenza fino a renderla unica è la capacità degli interpreti di reinterpretare il gioco in maniera unica”. Non c'è traccia di quel contrasto tra stili, spesso inventato e tenuto in vita più dagli ascoltatori che dagli artisti. Solo voglia di portare la città il più in alto possibile.

Lethal V, fotografia di Roberto Grazino Moro

Completamente diverso è infatti lo stile di gioco della Sugo Gang. Il successo di Mambolosco ha catapultato Vicenza sotto i riflettori: l'autore di “Guarda come flexo”, infatti, non ha mai nascosto la sua appartenenza. Anzi, è sempre stato motivo di vanto, ribadita a più riprese, tanto nei pezzi quanto nelle interviste: “Vicenza nuova Atlanta” è stato uno dei mantra durante la promozione di Arte, il suo album d'esordio.

“Abbiamo segnato Vicenza sulla mappa, prima di noi se n’è parlato di rado” mi dice Nashley, amico e collega di Mambolosco. Giovanissimo, classe 2000, ha già all'attivo un album e diversi singoli, ma non si è montato la testa e rimane con i piedi ancorati proprio all'asfalto vicentino. Basta notare da come gira per il centro città, senza negare un saluto a nessuno, fermandosi anche a fare qualche foto con i fan più giovani.

"Come in qualsiasi città di provincia che si rispetti esiste una scena rap. La cosa difficile è riuscire ad emergere e farsi sentire pur non abitando in grandi metropoli"
Nashley


"Vicenza è stata fondamentale per me. San Pio X, il mio quartiere, in particolare” mi spiega Nashley. "Mi ha costretto a crescere prima del tempo. Non era un ghetto ma neanche una zona facile, la criminalità non mancava. Devo ringraziare San Pio, però, anche per avermi fatto conoscere Mambo: abitiamo in due strade parallele, cazzeggiavamo insieme al parco, finivo spesso a casa sua ad ascoltarlo registrare le prime robe in camera." E ancora, “Conosco ogni strada, persona e segreto della mia città, e ogni piccola cosa—le persone incontrate, le situazioni complicate vissute, i primi pezzi, i primi feedback—è stata importante per la mia crescita”.

Il suo è un rapporto di simbiosi con la città, che però si accompagna alla consapevolezza che Vicenza non rende le cose facili: "Come in qualsiasi città di provincia che si rispetti esiste una scena rap. La cosa difficile è riuscire ad emergere e farsi sentire pur non abitando in grandi metropoli. E noi ce la stiamo facendo." Sarà internet, sarà Spotify, sarà qualcosa—ma i numeri certificano sia il suo successo che quello di Mambo.

Nashley, fotografia di Roberto Grazino Moro

“Ricordo ancora i primi feed all’uscita di 'Guarda come flexo' e poi all’uscita dei miei primi pezzi: conoscevo praticamente tutti in città e sono arrivati tantissimi complimenti. Praticamente non avevamo hater", mi dice Nashley sorridendo. "Sicuramente c’era qualche invidioso, ma la città ci ha restituito fin da subito un sacco di calore e di affetto, e continua a farlo". Difficile dargli torto, dato che mentre passeggiamo in centro vedo ragazzi e adulti fermarlo, salutarlo, chiedergli degli ultimi progressi e del prossimi progetti.

La sera mi sposto al Totem, il locale che ospita la tappa vicentina di Havana Tour In Da Club—una serata del Nasty Collective a cui si esibiranno la Garage Gang, Drone126 e Close Listen. La Garage porta sul palco uno show dissacrante, uno stile e un'immaginario nato per dividere: o li ami o li odi. Il pubblico del Totem propende per la prima opzione. Sono davvero pochi quelli che non si lasciano trascinare a ritmo di “Se la coca fosse il PD / Sarei Walter Veltroni”, o la loro hit più recente, “Essere Pelati”.

La Garage Gang dal vivo a Vicenza per l'Havana Tour In Da Club

“Ci ha colpito molto l’attenzione verso la cultura e il lifestyle trap/hip-hop del pubblico del Totem” mi racconta Kiko, metà della Garage Gang, che aggiunge di essere fan del progetto Havana Tour In Da Club perché “mette sotto i riflettori sia questo concetto di serata sia nomi interessanti nel nostro panorama musicale”. Non capita in effetti spesso di trovare in un club situazioni come questa, e il pubblico di Vicenza sembra apprezzare. In pista nessuno si ferma e i drink circolano come monovolume in autostrada.

Il secondo a salire in consolle è Drone126, che mi racconta di essere già stato qui con Ketama126 e di sapere quanto Vicenza sia calda come piazza. Dopo il suo set, mi elenca una meravigliosa top four della città e della serata: “I laser psichedelici del Totem, i bigoli con l'anatra, la straordinaria capacita di Kiko di tenere i drink in equilibrio sulla testa anche a serata inoltrata, le vicentine”. Dopo non poche riflessioni, mi sento di dargli ragione su tutti i fronti. Soprattutto per quanto riguarda le doti circensi di Kiko, spettacolo che ignora le leggi della fisica.

"Havana Tour In Da Club mette sotto i riflettori sia questo concetto di serata sia nomi interessanti nel nostro panorama musicale”
Kiko Garage

Parlando più sul serio, l'entusiasmo di Drone si sente: "Quando ero più pischello erano poche le discoteche che passavano questo genere, in particolare pezzi in italiano. È un segmento del clubbing che si sta ancora formando e che secondo me sta dando nuova linfa a tutto il mondo della notte. Nel mio piccolo sento di essere un po' parte di questa rivoluzione e la cosa mi entusiasma”. Entusiasti erano sicuramente anche tutti i presenti, che dopo Drone si sono goduti senza sosta anche il set di Close Listen, che con perle quali “Per quanto ti amo” ha conquistato tutti i presenti, me incluso, fino a notte tarda.

Non sarà stato come ai tempi d’oro al Palladium—non me ne voglia la Garage Gang, ma KRS-One, Rakim o Raekwon sono vere e proprie leggende—ma la serata al Totem dimostra che la passione per l’hip-hop è ancora viva e vegeta nella città. Se Dj MS e la Gold Leaves Academy sembrano eredi dello spirito di Dj Ciso, la Sugo Gang e i suoi membri sono i volti noti che incarnano la nuova wave. E là, nelle grandi città, volano i nomi di Nitro e della Madame. Almeno alla musica, quindi, la caserma Del Din ha fatto bene. Non me ne voglia chi era ed è contro.

Riccardo è su Instagram.
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