Il rap di Pescara è la voce arrabbiata della provincia

16 Nov. 2019
Negli anni Novanta, Lou X e Costa Nostra diedero all'underground abruzzese un modello da seguire, ma cosa resta oggi della scena?

Questo articolo fa parte del progetto di Havana Club in collaborazione con Vice in occasione dell'Havana Tour In Da Club. Leggi l'articolo originale di Riccardo Primavera su Vice.com. Puoi trovare tutti gli altri contenuti sul tour a questo link.

Poco prima di imbarcarmi sull'aereo per Pescara—è il mezzo più economico per raggiungerla da Milano—incrocio parte del team di velisti di Luna Rossa. Ascolto di sfuggita parte della loro conversazione mentre parlano di future competizioni e del mare, e finisco proprio per pensare alla mia meta. In un passato che ormai sembra fin troppo remoto, la città abruzzese è stata per decenni un'eccellenza portuale italiana. Il tipo di porto che ai tempi avrebbe potuto ospitare un'altra eccellenza italiana, magari la stessa Luna Rossa. Ora le cose sono cambiate, il ruolo di Pescara si è ridimensionato, e la metafora per certi versi è calzante anche adattandola all'ambito rap.

Gli anni Novanta sono infatti stati il periodo storico in cui era possibile definire Pescara uno dei centri dove si creava il futuro del rap italiano, e il motivo rispondeva ad un solo nome, anzi due: Costa Nostra, e nello specifico Lou X. L'impatto che il rapper pescarese e il resto del collettivo—composto da nomi come C.U.B.A. Cabbal e Disastro—hanno avuto sulla scena italiana è difficile da quantificare. Indubbia però è stata l'influenza a livello di stile: lavori come Dal basso, A volte ritorno e La realtà, la lealtà e lo scontro sono pietre miliari dell'hip-hop italiano, per certi versi piuttosto slegati da ciò che andava per la maggiore ai tempi.

La copertina di La realtà, la lealtà e lo scontro di Lou X , clicca per ascoltare

Nonostante gli esordi di Lou X fossero infatti collegati al rap delle posse e nello specifico agli Assalti Frontali, la sua produzione si discostò abbastanza presto dal rap politicamente schierato, almeno in senso assoluto. La musica e le liriche di Lou X erano infatti un concentrato di rabbia genuina, il racconto disilluso della realtà di provincia, senza filtri, false speranze o censure—anche quando, come nel caso di “A volte ritorno”, la distribuzione era affidata ad una major.

Lou X e Costa Nostra non sono mai scesi a compromessi, neanche quando si finiva in televisione, neanche quando si finiva sul palco del Primo Maggio, con tutte le conseguenze del caso. Nello specifico, per quanto riguarda il Concertone, il risultato fu il non essere trasmessi dalla Rai, ma al gruppo poco importava. L'oscurità la faceva da padrona negli storytelling di Lou X, la cui produzione è diventata sempre più scura nel corso degli anni, sintomo di una condizione personale tutt'altro che idilliaca.

La musica e le liriche di Lou X erano infatti un concentrato di rabbia genuina, il racconto disilluso della realtà di provincia, senza filtri, false speranze o censure.

La fine degli anni '90, nello specifico l'uscita di La realtà, la lealtà e lo scontro, rappresenta il canto del cigno e il testamento lirico di Lou X, che si ritirerà silenziosamente dalla scena fino quasi a sparire, lasciando un vuoto incolmabile per la scena nazionale, ma anche e soprattutto per la città di Pescara.

“Nel bene e nel male Pescara sarà sempre legata a Lou X ed a un certo tipo di attitudine street mai fine a se stessa, che prima di lui in Italia non esisteva e che oggi è assolutamente ancora attuale” mi dice Paolo dei The Ceasars, duo di produttori che negli anni ha lavorato con Gemitaiz, MadMan, Clementino, Achille Lauro, Guè Pequeno. Il loro suono è distante anni luce dal minimalismo che ha spesso contraddistinto la musica di Lou X, eppure la profondità del solco tracciato dal rapper di Costa Nostra è tale da influenzare tutti. Anche i The Caesars, che sono da anni di base a Los Angeles, ma che non possono—e non vogliono—dimenticare le proprie radici.

C.U.B.A. Cabbal e la sua band, gli International quartet, clicca per ascoltare

“Qualche giorno fa ho rispolverato da un vecchio cassetto dei filmati di quando eravamo ragazzetti, sarà stato il 2005 e mi cimentavo nel fare freestyle a casa mia assieme ai miei amici. Pescara in quei tempi rappresentava per noi la nostra vetrina, scimmiottavamo ancora lo stile di Lou e Costa Nostra, Josa Gun arrivò in finale con Ensi al 2theBeat. Pescara sembrava aver segnato un piccolo punto nella mappa dell’hip-hop italiano. Il problema è che in un attimo sono passati oltre 15 anni da allora” mi racconta Deliuan, produttore e dj pescarese, parte del collettivo Blackbox—organizzatore della tappa pescarese dell'Havana Tour In Da Club—nonché dj di Leslie.

"Oggi la Mecca è Milano. Da lì parte tutto e piano piano come un terreno drena verso il sud. La cosa che un po’ mi fa sorridere è che in tutta Italia oggi vogliono parlare dei loro quartieri più o meno brutti, ma non lo vogliono fare dai loro quartieri. Lo vogliono fare da Milano”. C'è un po' di disillusione in Deliuan quando parla di Pescara, nonostante sia a tutti gli effetti attivo sul territorio, sia come DJ che come produttore. Sembrerebbe però mancare, secondo lui, quel tipo di fertilità che l'ha contraddistinta negli anni Novanta.

Ho iniziato in Abruzzo con qualche contest e jam, ma è a Milano che ho trovato spazio per la mia musica
Leslie

"Sarà un pensiero un pò pessimista ma è così, non esiste più una scena pescarese. Esistono attualmente almeno cinquanta, sessanta rapper qui a Pescara e nell’hinterland, molti anche molto talentuosi, ognuno di loro punta solo ad una cosa: Milano, o meglio, alle possibilità che una città come Milano può darti. È vero pure che non esistono spazi dove questi ragazzi possono esibirsi” mi spiega, non senza un pizzico di rammarico.

Mi fa gli esempi di Leslie, o degli stessi Caesars, che per perseguire un sogno e una carriera hanno dovuto abbandonare la terra d'origine. “Ho iniziato in Abruzzo con qualche contest e jam, ma è a Milano che ho trovato spazio per la mia musica", mi conferma Leslie, con cui parlo della necessità fisiologica di trasferirsi per chi nasce da queste parti. La rapper classe '93 è uno dei nomi emergenti più in vista della scena italiana, e lo è grazie a un'attitudine genuina e a un approccio che rimane sempre lo stesso—sia su palchi patinati come quello di The Voice che in format YouTube legati all'underground come Real Talk.

Leslie

“Di fatto una scena vera e propria non c’è, purtroppo. Ci sono tanti ragazzi talentuosi che fanno musica, ma il fermento culturale trova spesso in Pescara un habitat ancora troppo sterile. Come me, tanti altri hanno deciso di spostarsi. Separarsi dalla propria terra é sempre doloroso, capisci quindi che alla base ci sia la necessità di farlo”: nonostante gli anni che separano anagraficamente Deliuan e Leslie, le opinioni convergono in maniera quasi inevitabile.

C'è però chi Pescara non l'ha abbandonata, come ad esempio Josa Gun, ricordato dallo stesso Deliuan per la finale del 2theBeat del 2005. Josa Gun è però molto altro: un punto di riferimento per la città, per le sue nuove leve—ha collaborato di recente con Fly, uno dei nomi più interessanti del panorama di zona—ma anche uno dei pochi ad essere riuscito, a tratti, ad uscire dalla dimensione locale. Non solo grazie al freestyle; nel 2013, ad esempio, firma una strofa in “Poteri forti”, disco di Mr. Phil, perla underground.

[Pescara è per me] il punto d'inizio, una maestra di vita, l'ispirazione perenne, le mie ali e allo stesso tempo la mia gabbia
Josa Gun

“Spero di essere d'ispirazione per tutti i nuovi rapper che iniziano nella mia città, come Lou X lo è stato con me quando ho iniziato”: torna a farsi sentire il nome di Lou X, con cui Josa condivide in parte anche il rapporto un po' ansiogeno con la provincia. “Il punto d'inizio, una maestra di vita, l'ispirazione perenne, le mie ali e allo stesso tempo la mia gabbia”: descrive così Pescara, quando gli chiedo di spiegarmi cosa rappresenta per lui.

“Nella mia musica ci sarà sempre orgoglio di essere cresciuti in un posto a volte dimenticato dal resto della penisola, ma che nel bene e nel male ci ha resi fieri di quello che siamo, raccontiamo le nostre vite nella nostra lingua e con i nostri modi di fare”. Proprio lo stesso approccio che ha contraddistinto Costa Nostra sin dalla nascita, e che ne ha rappresentato per anni la croce e la delizia.

Josa Gun

Un orgoglio che, se incanalato bene, può anche diventare un carburante preziosissimo: “chi lavora in questo settore, dagli artisti a chi organizza eventi, deve sempre dare il triplo per ottenere dei risultati. Allo stesso tempo, una città così ti insegna ad avere più "fame", perché sei abituato a non avere tutto a disposizione e a dover fare sempre di più” mi dice Paolo dei The Caesars, mindset che ritrovo in effetti nelle parole di tutti gli artisti coinvolti. Prima di spostarmi verso la serata di Havana Tour In Da Club, però, decido di ampliare un po' il mio raggio d'azione e capire qualcosa anche delle dinamiche tra Pescara e il resto dell'Abruzzo.

Mi confronto con tre rapper, nonché tre tra i i freestyler più blasonati d'Italia: MorboDr Jack aka John Durrel Kid Kontrasto. Il primo è di Martinsicuro, è tra i freestyler più temibili e titolati d'Italia, e ha all'attivo collaborazioni del calibro di Primo dei Cor Veleno. Il secondo abita a Pescara ma è originario di Roccaraso, cambia alias a seconda che si tratti di freestyle o brani registrati, e da sempre—grazie ad una sferzante ironia—porta sotto gli occhi di tutti il problema del razzismo, ma in chiave costruttiva. Il terzo arriva da L'Aquila, è un caposaldo del freestyle italiano e nel suo disco d'esordio ha radunato molte eccellenze dell'underground italiano: Ice One, Danno, Claver Gold, Don Diegoh, Alien Dee, Kento, la stessa Leslie.

La scena abruzzese e pescarese, a differenza di quella del resto d'Italia, è ancora vincolata alla trasmissione di valori veri, al rap che non parla di artifizi
Dr. Jack

Tutti questi nomi, però, si sono incrociati più e più volte sui palchi di Pescara, e ne hanno inevitabilmente subito l'influenza. “Spostarmi a Pescara mi ha fatto ritornare la voglia di fare musica” mi confessa Dr Jack, “quando magari altrove se ne era un po' andata la scintilla. La scena abruzzese e pescarese, a differenza di quella del resto d'Italia, è ancora vincolata alla trasmissione di valori veri, al rap che non parla di artifizi”: Jack subito dopo cita Lou X e il suo lascito, secondo il quale “l'Abruzzo e Pescara hanno costruito intorno”.

Anche Morbo mi parla con affetto di Pescara, ricordando con piacere tutti i palchi su cui è salito, sia prima che dopo l'essere diventato il primo rapper a portare nella regione il titolo di campione del Tecniche Perfette, a cui dopo poco ha fatto seguito anche la vittoria del Mic Tyson. “Aver portato la zona in alto a livello nazionale è per me motivo di vanto, il contributo che sento di poter dare è continuare a rappresentarla al meglio”.

Se Jack parla di “valori veri”, Morbo traduce lo stesso elemento in “rappresentanza”: è un senso di appartenenza viscerale alle proprie origini, che è parte integrante del rap e che qui è più vivo che mai. “Costa Nostra, gli Stile e Razza, Josa Gun: questi erano i nomi a cui la mia generazione aspirava. A Pescara esisteva già un movimento che L'Aquila non aveva” mi racconta Kid Kontrasto.

“Grazie a Blackbox ho iniziato a vivermi le prime serate e i primi contest, erano il faro, il punto di riferimento nella regione, la prima città con un'identità street più radicata e concreta”. Anche loro mi parlano di Lou X come una sorta di mito ricoperto da un alone di leggenda, che ormai non si incontra quasi mai, che non si sente parlare, una presenza il cui silenzio negli anni è però finito per diventare assordante.

Close Listen, Drone126 e Diego Naska

Dopo aver parlato tanto di Pescara con pescaresi e non, finisco però a San Salvo Marina. La tappa di Pescara dell'Havana Tour In Da Club, infatti, per ragioni logistiche è stata spostata al Beat Cafè di San Salvo. Il locale negli anni ha ospitato moltissimi live e dj set rap e hip hop, e infatti il pubblico di casa accorre in massa e riempie in fretta il locale. Sul palco e in console si alterneranno Drone 126Dj UncinoClose Listen e Diego Naska, quest'ultimo unico rapper ad esibirsi.

“L’esperienza è stata sicuramente figa perché quando suoni in una città che non conosci non sai mai cosa aspettarti. Mi domandavo come poteva andare ma alla fine ha spaccato, soprattutto perché ero con Close e Drone e suonare con loro mi ha fatto prendere bene”: l'ibrido tra rap e emo di Naska ha infatti riscosso gli applausi dei presenti, nonostante l'immaginario di riferimento potesse inizialmente sembrare molto lontano.

Close Listen

Prima di lui era stato Drone a dare il via alle danze, con un occhio di riguardo proprio per il giovane artista: "Per me l'highlight è stato lo show di Naska. Ora come ora magari non lo conoscono in tanti, ma qualcosa mi dice che tra un paio di anni potrei tranquillamente trovarmi a cercare di abbindolare i miei fan con la storia di quella volta che ho suonato con Naska, prima che diventasse famoso" e credo che l'aneddoto mi farà fare un sacco di punti”. Ora è uscito “California”, il nuovo singolo di Naska, prodotto da Big Fish; probabilmente il giorno in cui Drone potrà sfruttare l'aneddoto è sempre più vicino.

DJ Uncino

“Nonostante fossimo a 70 km da Pescara, in un piccolo paese di provincia, vedere il locale pieno con un'iniziativa come quella di Havana, che di solito si muove nelle metropoli, mi ha davvero colpito”: Dj Uncino, abituato a salire sui palchi di tutta Italia con Luchè, è la voce autorevole che chiude la serata.

Un'osservazione che, opportunamente riadattata, sembra poter descrivere anche i primi anni Novanta del rap e Pescara. Non era una metropoli, non era Roma, non era Milano, non era Bologna. Eppure c'era la passione, c'era la voglia di raccontarsi e sfogarsi, c'era la rabbia. Poi sono arrivati Lou X e Costa Nostra, e quella quella raje è finita negli sterei e nelle cuffie di tutt'Italia. Ed è ancora lì, serve qualcuno che—raccogliendo direttamente il testimone di Lou X—torni a raccontarla, ma che la racconti da lì, ancora immerso al suo interno. Perché la sua è musica per chi rimane, non per chi si sposta.

Riccardo è su Instagram.
Qua sotto altri scatti della serata, la selezione completa è sulla pagina Facebook di Havana Club.