Arien Chang: fotografo dell'Avana

25 Apr. 2017
"La fotografia è un comportamento, un modo d'essere, uno stile di vita." Ecco cosa ci spiegava Henri Cartier-Bresson qualche anno fa, e cosa ci ricorda oggi Arien Chang Castan.

Arien ha sempre saputo che sarebbe diventato un fotografo. Già all'età di sette anni, si divertiva a trafficare con la vecchia Zenit russa del padre. Immagini, colori e film sono sempre stati la sua passione.
Comincia la propria carriera studiando pittura, ma dopo un anno, non è più tanto convinto. Nel 2003, passa alla fotografia, sostenendo: "La pittura è alla base della fotografia"; ecco il motivo, forse, per quell'iniziale avvicinamento alla pittura. Divorando diversi libri di fotografia, scopre artisti famosi e di grande talento come Henri Cartier-Bresson – il suo preferito – Sebastião Salgado e William Eugene Smith. È così che la sua passione si consolida.
Finiti gli studi, però, ritiene di non sapere ancora nulla di fotografia. I suoi maestri saranno gli amici e la pratica, tramite la quale scoprirà e perfezionerà il proprio stile fotografico. Per sette anni, si dedica esclusivamente alla fotografia analogica, in bianco e nero; un periodo fondamentale per la sua formazione. Dal 2009 abbraccia anche la fotografia a colori. Due tecniche diverse, due diversi modi di esprimere i propri sentimenti.

Il progetto di Arien è sempre stato quello di realizzare una fotostoria che raccontasse la vita a Cuba. Dopo aver lavorato come freelance per diverse testate e aziende, si dedica alla fotografia documentaria, che gli permette di ampliare i propri orizzonti e di sperimentare, attraverso il viaggio e la scoperta di luoghi nuovi e interessanti, dapprima all'interno del territorio cubano e poi in tutto il mondo.

Il silenzio dice più di mille parole. Non mi sembra di lavorare quando scatto fotografie.

In effetti, la fotografia è molto più di un lavoro per Arien, anche più di una passione: è una lezione di vita, il suo "modo di vivere".